UN’ODISSEA

spettacolo di narrazione e teatro d’oggetti
dai 7 anni

una produzione Dracma Teatro, Straligut e
Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari.
con Francesco Picciotti
di Francesco Picciotti e Marco Ceccotti
regia: Fabrizio Pallara
costruzione oggetti musicali: Francesco Picciotti e Giuseppe Picciotti
scene: Fabrizio Pallara e Francesco Picciotti
la voce di Calipso è di Francesca Villa
si ringraziano: Francesca Villa, Emma Picciotti, Giulia Doro e il Teatro Bastardo.

L’Odissea è il grande poema del ritorno e dello smarrimento, del viaggio che si prolunga oltre ogni previsione e che diventa destino. Al centro c’è Ulisse, l’eroe astuto e fragile, uomo di ingegno e di desiderio, che incarna l’eterno conflitto tra la nostalgia di casa e l’irrefrenabile spinta verso l’ignoto.

Raccontare questa storia ad un pubblico di tutte le età significa consegnare ai ragazzi e ragazze un grande specchio in cui riconoscere la propria inquietudine di esseri umani divisi tra la curiosità di scoprire il mondo e misurarsi con l’ignoto e la voglia di rimanere o tornare in un porto sicuro. La scena sembra il ponte di una nave, con cavi e casse a definire gli spazi, abitati da strumenti sonori unici, costruiti assemblando oggetti di uso comune in forme inattese.

Ogni creazione è un compagno di viaggio che porta con sé un doppio volto: da un lato evoca visivamente i personaggi incontrati da Ulisse, dall’altro è soprattutto uno strumento musicale, capace di generare timbri grezzi nati dall’attrito dei materiali. Questi oggetti musicali, nati da materiali poveri, recuperati e trasformati grazie all’ingegno del narratore stesso, producono suoni che vengono campionati e mixati dal vivo, stratificando ritmi e atmosfere che trasformano il racconto in un paesaggio sonoro in continua metamorfosi, diventando sirene, tempeste, venti contrari, mostri. Così la materia quotidiana si fa epica, e il gioco dell’invenzione diventa il ponte tra mito antico e immaginario contemporaneo, descrivendo lo sforzo solitario del naufrago di arrivare ad un porto e del narratore di arrivare ad un senso.

Ulisse, davanti alla corte dei Feaci, ripercorre le tappe del suo viaggio durato più di vent’anni. Ogni incontro che compie lungo il suo tragitto è una possibile casa, un approdo che lo tenta con promesse di pace, ma da cui, alla fine, decide sempre di ripartire, perché l’ascolto del mondo non è mai concluso. Il racconto diventa concerto, e il concerto diventa rito. Lo spettatore, come i Feaci, è chiamato ad ascoltare e a giudicare: è più importante il ritorno a Itaca o l’ebbrezza della scoperta?

L’aedo contemporaneo non dà risposte, ma offre voci, rumori, canti che evocano un’umanità inquieta e sempre in cammino. Così l’Odissea si fa presente: una narrazione intima e collettiva, dove la fragilità degli strumenti artigianali rivela la potenza dell’immaginazione e il viaggio di Ulisse diventa il viaggio di ciascuno di noi.

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foto di Marco Costantino